Il Parroco

  • Parrocchia Squillace Lido

Incontrare Padre Piero è come sfogliare uno di quei libri che assolutamente non devono mancare nella tua piccola collezione. Egli riesce a infonderti quella voglia di non fermarti ma andare sempre più alla ricerca di un percorso di crescita e di completezza interiore e professionale. Molte volte, durante i brevi incontri quotidiani per motivi di lavoro, ho cercato di osservare quali potessero essere i lati della sua personalità, cercando di dividerli, ma alla fine ho pensato che non serve dividere i colori per comprendere al meglio la bellezza del quadro. E allora ho voluto cambiare la mia di prospettiva di osservazione, perché alla fine il Padre, il Presidente e Piero non possono essere divisi, vivono insieme giorno dopo giorno, lottano, si scontrano ma sono indispensabili l’uno all'altro. Perchè e quando Piero ha deciso di aiutare il prossimo? Ho vissuto la mia infanzia, la mia adolescenza e i miei giovanissimi anni all'ombra di un campanile. Dalle finestre di casa vedevo la grande chiesa parrocchiale, tra muri e palazzi, nel centro della città. La mia famiglia ha umili radici, gente semplice, lavoratori… I miei genitori avevano da affrontare molti problemi, anche per dare educazione e dignità a me e alle mie due sorelle. Un solo stipendio in casa, tante sfide, i conti da far quadrare a fine mese … insomma, una famiglia come tante. Un punto di forza era però la fede, anch'essa semplice ma vera. Il riferimento ai valori cristiani, alle forme più belle della tradizione, alla giustizia sociale (rispetto per gli altri, soprattutto grande comprensione ed aiuto ai più deboli e poveri, onestà e laboriosità…) è quello che abbiamo sempre respirato in casa e tra i parenti. Mio padre era una persona molto semplice ma tanto rispettata ed amata, per la sua generosità, la sua cordialità, la disponibilità, la voglia di far festa, costruire sempre, con tutti, un “clima di famiglia”, di amicizia leale e sincera. Con i suoi modi e la sua testimonianza è stato per me un esempio di vita. Mia madre ha sacrificato tutta la sua vita per la famiglia, nessuna distrazione, nessun hobby da coltivare, nessun interesse che non fosse orientato al bene di tutti noi… servizio, rinuncia a piaceri personali e sacrificio per amore verso il marito, con cui ha vissuto fedelmente 40 anni di vita, e per noi, suoi figli, unico motivo per cui spendere la sua vita. Nella mia famiglia è stata poi una figura importante anche la mia madrina di battesimo e di cresima. Una donna di vera fede e di Chiesa, diremmo oggi. La corona del rosario in mano ogni giorno, le sue semplici preghiere, la sua partecipazione quotidiana, assidua, alla celebrazione eucaristica… la sua preghiera costante offerta anche per me, hanno ovviamente contribuito a formare in me, insieme al resto, una sensibilità fortemente cristiana. Naturalmente, sin da piccolo, ho frequentato gli ambienti parrocchiali, tra gli scouts e tra i rovers, per esempio, fino a svolgere il ruolo di aiuto capo reparto, nei vari movimenti giovanili e, soprattutto, già diciassettenne, nel gruppo della Caritas parrocchiale. Credo che le difficoltà sperimentate anche nella mia famiglia, la vicinanza e, a volte, la frequentazione, per questioni di servizio, di quartieri un po’ degradati della città, o della vicina casa di cura per anziani, mi hanno aiutato a sviluppare una particolare attenzione verso i più poveri e le persone con disagio, o almeno il Signore ha fatto venire fuori, pian piano, quello che da sempre aveva scritto in me. L’esperienza nella caritas parrocchiale di cui, in giovanissima età, diventai anche responsabile per alcuni anni, mi ha fatto sempre di più avvertire una particolare predisposizione e disponibilità a servire i più deboli, a “dare la mia vita” per la causa dei poveri. In termini di esistenza, quanto e come questa scelta ha influito? L’esperienza degli anni giovanili nella Caritas parrocchiale e poi, per alcuni anni, nella Caritas diocesana della mia città, il servizio a favore delle famiglie in difficoltà e in diversi luoghi di sofferenza, dopo alcuni anni di ricerca (servizio militare, esperienze di lavoro, corsi universitari, viaggi, classici fidanzamenti più o meno importanti…), caratterizzati da momenti allegri e spensierati ma anche segnati da grande sofferenza interiore, che scaturiva dalla ricerca e dal discernimento (“qual è il mio posto nella vita? Perché non sono veramente felice? Cosa mi manca? Cosa cerco? Cosa vuole Dio da me? Perché mi mette dentro una certa inquietudine?”) pian piano, con l’aiuto di persone vicine, mi hanno condotto a fare una scelta importante: lasciare la mia città e tutto ciò che era nei miei interessi, gli affetti più cari e andare a vivere una forte esperienza di comunità sui Castelli Romani. Ero pronto a fare della mia vita un’offerta a Dio e agli altri, attraverso una scelta di vita forte, religiosa, missionaria. Non volevo più – o solo – pensare a me stesso, ma dovevo lasciarmi guidare da Colui in cui ponevo tutta la mia fiducia. Da allora, la mia vita ha preso la piega che ha voluto il Signore: oltre 8 anni di formazione a Roma, un’esperienza in Africa e poi Catanzaro, con la bellissima avventura iniziata nel settembre del 1993, e che tutt'ora continua. Tra i tanti incontri con le persone che ha incontrato nella sua vita, quale più degli altri ha lasciato un segno? È difficile riferirmi a un incontro preciso, a un volto specifico, a una particolare situazione. Se penso, per esempio, che dal mio arrivo a Catanzaro, solo nella Fondazione Città Solidale (nata con me), sono state accolte (e ho dunque incontrato) circa 1.800 persone (indigenti, poveri, persone sole, vittime di violenza, immigrati, minori, adulti…) e accanto a queste centinaia di persone hanno collaborato con me, come volontari, professionisti, lavoratori, e poi le loro famiglie… e poi i tantissimi incontri vissuti grazie all'esperienza di parroco (ben 17 anni), di direttore della Caritas Diocesana, dell’Ufficio Migrantes diocesano… Certo, non in tutti i casi l’ “incontro” è avvenuto ad un livello profondo ma, sicuramente, così è stato per decine e decine ed anche centinaia di persone. E spesso ho ricevuto affetti sinceri, ho ricevuto amicizia, ho trovato accoglienza, ho avuto nuovi fratelli, nuove sorelle e tanti padri, tante case …, esattamente come Gesù mi aveva promesso e promette nel vangelo a quanti si mettono alla sua sequela. Ogni incontro, ogni volto, ogni persona, hanno reso più ricca la mia umanità, mi hanno “restituito”, centuplicato quell’atto di amore che ho offerto al Signore nel giorno in cui ho lasciato tutto per Lui, mi hanno fatto sentire vivo e gioioso di una vita spesa per amore. In una società così rumorosa che importanza ha il valore del silenzio? Il lavoro di un pastore, impegnato per di più anche nel sociale, come nel mio caso, non può essere espressione dell’azione di Dio e del suo amore di Padre, se non ha le sue radici più profonde proprio nel silenzio. Il silenzio è fondamentale nella vita di ciascun uomo, ma ancor di più in un “uomo di Dio”, o che almeno intenda e si sforza di essere tale. Personalmente ne sento un gran bisogno. Cerco spesso di ritagliarmi i miei spazi di silenzio, perché lì incontro più autenticamente il Signore. Nel silenzio Lui mi parla e io lo ascolto e nel silenzio io gli parlo e mi sento ascoltato ed accolto. E abbiamo tutti un gran bisogno di dialogare con Lui, sentirci tra le sue braccia, farci plasmare dalle sue parole e dal suo amore. Il silenzio aiuta e favorisce la mia preghiera, mi rigenera, mi dà forza, produce in me le intuizioni più belle, illumina le mie scelte, la mia stessa vita, mi rinfranca dalla fatica, dalle delusioni, mi fa uscire dallo scoraggiamento e dai momenti di “stallo”. Il silenzio mi aiuta a perdonare e ricominciare, a perdonarmi ed amarmi, il silenzio è per me necessario come il cibo che mi nutre. I miei momenti privilegiati di silenzio li vivo al mattino presto, in cappella, e a tarda sera, prima di rientrare a casa. Ma ho anche bisogno di spazi di silenzio più prolungati, e allora mi regalo, quando posso e di tanto in tanto, un ritiro mensile, mezza giornata in riva al mare (altro grande ispiratore per me!), in montagna o in un luogo sacro, oppure tempi ancora più prolungati, come nel caso di viaggi (magari annualmente) e degli esercizi spirituali periodici … Se un giorno potesse, quali desideri vorrebbe realizzare? Potrei cominciare con l’augurare la pace nel mondo, la fraternità universale, la conversione di tutti al Dio della vita …, ma mi rendo conto che non è una questione di priorità ed importanza. Sinceramente non ho attualmente desideri particolarmente importanti per la mia vita… sarà che il passare degli anni e il ministero di presbitero ti portano a non guardare più a te stesso e ai tuoi bisogni, ma ad allargare il cuore e dare priorità ai bisogni ed anche agli interessi altrui. Se dovessi però guadare dentro di me… vorrei che l’offerta della mia vita, alla fine, non risultasse inutile, per colpa mia, dei miei peccati, della mia non corrispondenza all’amore e alle aspettative di Dio. Vorrei poter realizzare il suo disegno d’amore, essere perciò in grado di fare quanto Lui mi chiede e farlo con e per amore; vorrei poter vedere felici le persone che mi sono affidate - e di cui ho responsabilità di cura, di accompagnamento, di guida -, vorrei poterle sapere nella gioia più vera e profonda, quella che solo Gesù sa dare; vorrei poter offrire a tutti i poveri che ho incontrato ed incontrerò il calore dell’amore trinitario, vorrei che - almeno un po’ e per un po’ di tempo - si siano sentite e si sentano realmente amati, restituiti pienamente alla loro dignità, veramente guardati da Dio e dagli uomini, con occhi di compassione e infinita tenerezza. Vorrei, vorrei… vorrei poter essere, con l’aiuto di tanti amici, fratelli e sorelle, un segno, un piccolissimo segno della presenza di Dio che incoraggia, che dà speranza, che riscalda i cuori ed il cammino umano di ogni uomo che incontra. Da solo non posso, non riuscirei… ma con Lui accanto tutto è possibile, perché sarà Lui ad operare ed io sarò sempre solo un piccolo strumento nelle sue mani.